Teak

Acido Ossalico, questo sconosciuto

Dopo un tempo che ci è parso immemorabile siamo finalmente e stabilmente a bordo. Fatta carena e rimesso il Jonathan in acqua è ora di sistemare tutte quelle piccole e grandi cose  che nella “lista” si aggiungono con una frequenza doppia rispetto a quelle che si depennano. 

Teak prima del trattamento con l' class=
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Tra le altre cose, forse quella più degna di nota ed interessante, è la pulizia della coperta in teak. Dopo i mesi invernali abbandonata e trascurata, si presentava veramente sporca, anzi, sporcatissima.

Ogni anno, sempre ed inesorabilmente, su tutti i forum e gruppi di vela compare la classica domanda: “Come si pulisce il teak”? Le risposte sono – sempre ed inesorabilmente – le solite; dalle più ovvie alle più fantasiose e vengono da chiunque abbia sottomano una tastiera e sia che abbia o no una coperta o un pozzetto in teak o finto Iroko o finto teak. Questa volta volevamo una soluzione definitiva e cercando e confrontando anche su forum stranieri, forse abbiamo trovato quello che ci confà.

Qui non vogliamo insegnare niente a  nessuno e né dare la soluzione, vi raccontiamo solo come abbiamo fatto premettendo che a noi piace il suo stato naturale e il suo colore nativo, per cui niente che ne alteri la colorazione.

Negli anni passati abbiamo provato un po’ di tutto, affidandoci anche ai rimedi della nonna e, purtroppo, anche alle soluzioni che ti propina il mercato della nautica con i suoi prezzi fatti apposta per chi è haiunabarcaepuoispendereiltriplo. 

La coperta dopo il trattamento con l' class=
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Scartato innanzitutto olii di vario genere perché il teak deve respirare e anche perché un anno abbiamo dato l’olio apposito e passammo l’estate con i piedi unti e le macchie del suddetto ovunque, senza contare le temperature che poi raggiungeva il ponte. Dovevamo trovare una soluzione che permettesse di togliere uno sporco consistente visto che la classica spugnetta medio abrasiva che abbiamo e olio di gomito non era di certo sufficiente per i 50 mq di ponte da pulire : l’acido Ossalico.

sika
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Va detto che tantissimi prodotti nautici utilizzano questo acido più o meno diluito nella loro composizione, sia quelli che chiamano “sbiancanti” per il teak. sia quelli per la pulizia degli acciai (altra parte della barca che richiede una bella manutenzione) e si trova presso i marmisti, in qualche farmacia oppure su internet.

Esiste sia già diluito sia in polvere (quello usato da noi) da diluire nella concentrazione desiderata. Le proporzioni sono dai 50gr/litro per il teak o 100 gr/litro per gli acciai e vtr (102 gr/litro è la sua massima solubilità a 20°).

Abbiamo dato prima una pulita preliminare con il classico spazzolone morbido che usiamo apposito per il teak (quello della Shurhold) e una images (7)bella spompata, poi a pezzi, sempre su teak bagnato, abbiamo spugnato la soluzione di acido ossalico (sempre usando i guanti) lasciandola agire dai 10 ai 20 minuti a secondo della sporcizia.

w_pads[1]-500x500Poi una passata leggera con la spugnetta poco abrasiva in senso trasversale, diagonale rispetto alle venature del legno e alla fine una super mega sciacquata. Consigliano, se si vuole, di “inertizzare” l’azione dell’acido con delle secchiate di acqua e bicarbonato.

Va detto che il teak andrebbe manutenuto, se si può, in modo costante lavandolo con acqua di mare e basta, le “patacche” che si fanno durante le “vacanze” noi le puliamo con del detersivo per piatti o, al limite, con dell’acetone. Le spugnette abrasive, quelle che usiamo per una passata ogni tanto, sono quelle  sempre della Shurhold, ma vanno altrettanto bene quelle della Schotch Brite o similari, basta che non siano troppo aggressive2015-05-08-1448.

2015-05-08-1452Come scrivevo all’inizio, ora che siamo a bordo stabilmente non lasceremo certo che il teak si riduca così: basta spazzolone morbido e acqua, possibilmente di mare e , al limite, un detergente neutro. Nessun prodotto che tappi la sua porosità e nessun colorante, il suo colore tende al grigio e a noi così piace.

Mano a mano che da prua scendevamo verso poppa, sempre con l’acido ossalico, abbiamo anche dato una bella lucidata agli acciai, e si… perché sempre questo ossalico è la base della maggior parte dei prodotti che nei negozi di nautica ti vendono a caro prezzo.

Infatti, finita la poco faticosa operazione di pulizia, in un bel secchio, con una soluzione satura di ossalico, abbiamo dato una bella pulita ai grilli di bordo.

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Ultima precisazione: Abbiamo evitato di utilizzare l’ossalico per il gelcoat dello scafo in quanto, essendo acido, non gli fa bene. Torna bello bianco, non lucido, ma nel contempo si formano delle microporosità che a mano a mano, negli anni, oltre a rovinarlo, fanno sì che si sporchi sempre più frequentemente. Per cui siamo andati di pasta abrasiva VOC3 della 3M per poi rifinire con l’antialone ULTRAFINA SE sempre della 3M.

 

 

 

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