Cemento Turco: Harran e il mistero di GobekliTepe.


La prima sera a Sanliurfa visitando il lago sacro delle carpe col naso per aria, conosciamo Aziz ci avvicina lui, chiedendoci se vogliamo una guida per andare ad Harran e GobekliTepe, ci piace subito quest’uomo con la kefiah curda e ci accordiamo, ci verrà a prendere in hotel di lì a due giorni.

Harran si trova a sud di Urfa, a una decina di km dal confine Siriano, il suo nome significa ‘crocevia’ o anche ‘carovana’ nelle antiche lingue semitiche, ed era appunto, una tappa delle vie carovaniere.
Città le cui antichissime origini sono testimoniate dalle rovine delle mura che la circondano di cui rimane solo la porta di Aleppo nominata in cuneiforme in tavolette risalenti al VI V secolo a.C. 

 

Citata nella bibbia come una tappa di Abramo, qui Crasso fu sconfitto dai Parti nel 54 a.C. e qui è nata la prima università araba. Nel villaggio popolato con continuità fino ad ora, abbiamo visto bambini giocare tra i resti delle mura e le capre gironzolare tranquillamente tra quelle pietre millenarie.

 

Il sito dell’università babilonese, il minareto osservatorio, tutto è recintato, i lavori di ricerca e scavi sono in corso, facendo scorrere lo sguardo intorno mi chiedo se potranno mai finire.

Tutta questa regione, ogni pietra ogni ansa del terreno comprende le origini della civiltà d’occidente è veramente emozionante essere qui.
Le rovine dell’università mostrano la lontananza dai nostri modelli architettonici, in questo paesaggio simile a null’altro, le curve morbide, i colori, la sostanza dei materiali creano con chiarezza un’immagine d’oriente che credevo perduto e invece mi accoglie caloroso e sorridente.
Ci ripariamo dal sole in un giardino drappeggiato di tende, ai bassi tavoli e panche ricoperte da kilim ci servono la Mira il caffè dell’ Anatolia d’oriente un dito d’intruglio amarissimo e speziato.

Ho negli occhi il villaggio ad alveare fatto di trulli di fango, un paio di cammelli a riposo. Allungando lo sguardo all’orizzonte so di guardare il paese che più d’ogni altro avrei desiderato esplorare in lungo e in largo ma che ora è nella terribile trappola dell’idiozia umana.

E cosi riprendiamo l’auto di Aziz, per riattraversare i campi di cotone che circondano Urfa, e raggiungere il poderoso sito di Gobekli Tepe.
 
Il suo nome significa ‘collina panciuta’,

è una grande struttura megalitica a base circolare che risale alla fine del Paleolitico, 12.000 anni fa, È il più antico tempio dell’umanità, tra il Tigri e l’Eufrate, nell’alta Mesopotamia, là dove alcune tradizioni collocano il paradiso terrestre.

Per chi in archeologia ha idee ortodosse quindi, qualcosa come 8 mila anni più antico della grande piramide di Khufu. E allora perchè rimane nel silenzio questo bagaglio stupefacente della nostra storia?
Si sale d’altitudine e lasciamo l’auto in un piano da cui si vede tutta la valle, m’incammino al fianco di Aziz tempestandolo di domande ma mi accorgo presto che non sa nulla e sta improvvisando come un gatto sui vetri.
Questo dovrebbe essere periodo buono come clima per gli scavi e mi aspetto di trovare il team di archeologi al lavoro e già con la fantasia intavolo un simposio con loro….. e invece nada! Nessuno, solo un gruppo di operai curdi: stanno costruendo
un’impalcatura per coprire il sito dalle intemperie suppongo, con il risultato di ridurre molto il campo visivo, è assurdo.
In più, gli scavi sono iniziati nel 1994 ormai venti anni scoprendo nemmeno il 5% di quello che davvero c’è lì sotto, posso solo dedurre che non ci sia proprio l’intenzione di riscrivere la storia come questo luogo impone, le implicazioni di questo fatto sono enormi: nulla è più come prima.

Ma questo posto è semplicemente

fantastico, non credo ai miei occhi: in circolo di fronte a me ci sono dei pilastri
a T ricoperti letteralmente di bassorilievi di animali, coccodrilli cani rinoceronti avvoltoi rettili e leoni, sono state ritrovate anche delle sculture a tuttotondo che vedremo in seguito al museo di SanliUrfa
tra queste la rappresentazione umana a grandezza naturale più antica mai trovata sulla terra.
Nulla di quello che vedo qui mi ricorda
o fa riferimento a qualcosa che conosco e lo stesso per le sensazioni che mi sprigiona lo stare qui, sono letteralmente a bocca e ad anima aperta!

Tornando a Urfa, Aziz ci invita a pranzo nel suo ostello, lui e sua moglie sono di un’ospitalità fantastica e la cucina curda altrettanto, restiamo ancora un poco alla sua corte tra i gelsomini, al sole caldo di ottobre bevendo chay, inizio a pensare al monte sacro, Nemrut e a come mettere i piedi nel Eufrate.

 
Per chi volesse approfondire esiste il testo ufficiale del dott. Klaus Schmidt, l’archeologo che segue questi scavi da vent’anni, esiste anche un doppio cd sempre ufficiale su Gobekli in tedesco e inglese. 
                                                                                                                                                            Monica

 

 
 

2 thoughts on “Cemento Turco: Harran e il mistero di GobekliTepe.


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    Vedo che avete trovato Aziz ! Gobekli Tepe non l’ho vista purtroppo, chissà che emozione !!


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    Ciao Diana! si abbiamo trovato Aziz e si ricorda di te. Gobekli Tepe un luogo strano, io l’ho trovato bellissimo e sicuramente super emozionante!

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