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Farewell Cagliari

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Più che un addio contiamo sia un arrivederci, ma fatto sta che abbiamo mollato gli ormeggi mettendo la prua ad ovest. Dopo tanto aspettare ancora non abbiamo realizzato quello che sta accadendo e penso che ci vorrà del tempo per assimilare il fatto che il nostro passo, un altro della vita, sia stato fatto.

Da buona tradizione marinaresca, non ci si volta a guardare il porto che piano piano rimpicciolisce alle nostre spalle, Cagliari, che ci ha ospitato per sei anni, che ci ha sempre accolto al ritorno dai nostri peregrinare verso est, ora rimane nelle pagine scritte e nei nostri ricordi. Un pezzo di vita importante, uno dei più significativi per me e per Monica.

Le previsioni danno buona per il 22 agosto e così ci muoviamo,  Monica, io, Silvana e Matteo con l’intento di fare tappa dopo una quindicina di miglia e poi far rotta diretta su Alicante per e restanti 450.

Il vento, questa volta, si fa attendere e così sarà per tutto il tragitto e praticamente mai superando i dodici nodi. La rotta non è brevissima e i dati che scarichiamo via radio confermano le previsioni che ci manda Sergio, nostro weatherman di terra.

Il piccolo problema sta nel fatto che noi partiamo in coda ad una perturbazione con la speranza di avere un vento giuso e la realtà che il vento è troppo poco e da direzione diversa per veleggiare sulle onde del mare vecchio che si presenta con una ondina molto fastidiosa di circa due metri e mezzo di media. Per cui decidiamo di ammainare la randa che sbatte ad ogni onda e… non viene giù….

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La drizza, nuova, appena impiombata, rimane incastrata tra la puleggia e la testa d’albero e non ne vuol sapere di scendere nemmeno con una drizza passata attraverso la prima mano sino al winch e l’aiuto simultaneo della rispettiva borosa. No meglio non insistere che si rovina la vela. Soluzione finale: si sale fin li, 23 metri lassù e si taglia la drizza. Fatto questo, mi accorgo che la calza esterna si è talmente incastrata che sarà un bel problema… riscendo e si cerca di trovare una soluzione. Dopo un tentativo fallito, si decide di portare su una drizza , giungerla e esercitare trazione con un winch. Risalgo e annodo le due drizze con un nodo Ashely risicato nella poca cima che penzolava fuori dall’albero e… finalmente la si sgancia! un bel nodo al posto della impiombatura e tutto torna come prima.

Assegnati i turni delle comandate di due ore, si inizia la procedura “blu water on“: due di vedetta e due di riposo anche di giorno, pranzo e cena a orari precisi. Eh.. già.. ovviamente la procedura viene infranta immediatamente con la conseguenza che all’arrivo saremo più stanchi del previsto.

Mi ero dimenticato la bellezza della navigazione sotto le stelle, le stelle che sono veramente tante, il sorgere della luna, la via lattea, la routine della comandata. Tutto assume un fascino diverso, senza terra all’orizzonte, il viaggio avviene in un altra dimensione, come essere sospesi nel tempo.

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Visto che il vento è quello che è, decidiamo di issare il gennaker per macinare quelle miglia sufficienti a non essere costretti alla deviazione che ci porterebbe su Ibiza a far rifornimento di gasolio e così è: riusciamo a mantenere i sei nodi della media prevista così che possiamo con tranquillità mantenerci in rotta.

Delfini ed una tartaruga ci salutano mentre la costa Blanca si profila all’orizzonte e il traffico dei pescherecci e delle navi commerciali, fino ad ora praticamente assente, si fa più intenso.

Così, dopo circa 470 miglia dalla baia di Nora, atterriamo al Marina di Alicante, nostra prima tappa della costa spagnola. Marina decente e cittadina piena di turisti, comunque accettabile.

Matteo ci saluta, mentre Silvana rimarrà con noi sino a Lanzarote. Un paio di giorni spesi a zonzo per questa cittadina che al momento non dice nulla, ma poi tanto male non è e via di nuovo. Scendiamo, questa volta sempre con un buon vento tra i 10 e i 15 nodi al gran lasco / giardinetto, a volte solo col genoa a riva perché siamo pigri e miglio dopo miglio in un paio di giorni atterriamo a Cartagena. Le aspettative su questa città ci lasciano un po’ delusi, anche se non l’abbiamo girata tutta se non il centro storico e poco oltre.

Sempre verso sud, a seguire la costa della Spagna che è tutta un brulicare di cittadine super costruite, piene di gru e di palazzoni  orripilanti in un contesto brullo e spelacchiato, insomma… poco attraente, almeno, visto dal mare.

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Abituati alla flotta praticamente inesistente di unità da pesca in Sardegna, rimaniamo colpiti dal numero impressionante di pescherecci che ogni mattina escono dai porti e dal numero di allevamenti ittici lungo costa; l’AIS ci segnala un traffico notevole tant’è che una mattina dobbiamo rimandare la partenza dalla baia di S.Pola aspettando che si diradassero i pescherecci che, verso le cinque, stavano uscendo in massa dal porticciolo..

Ci attendono ancora diverse miglia sino a Gibilterra, non le abbiamo ancora contate. Una sosta ancora in un porto sicuramente ci aspetta, perché Malaga meriterà una visita fosse solo per il museo di Picasso.

Rileggo e mi salta all’occhio che quello che ho scritto è un diario di bordo in cui poco traspare delle emozioni e sentimenti che ho dentro; ci penso un po’ e faccio fatica a tirar fuori qualcosa di “mio”. Ci ripenso ancora, lo lascio decantare un paio di giorni e giungo alla conclusione che non ho ancora realizzato cosa stiamo facendo, c’è anche un non so ché di scaramantico e un pizzico di sano terrore…

4 thoughts on “Farewell Cagliari

  1. Carissimi Monica e Stefano, vi voglio bene e vi ammiro con un po’ di invidia, ma so che dipende da noi se qualcosa non facciamo. Sempre una spanna almeno di acqua sotto il bulbo! bv

  2. Diventa sempre più difficile farsi una birra insieme 😉
    Bisognerà inventarsi qualcosa.
    Buon tutto & Enjoy the Life

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