Siamo pronti a migrare.

Un paio di settimane fa, facendo manutenzione a questo “blog”, mi sono perso per tutto il pomeriggio a rileggere vecchi articoli che raccontavano i momenti degli anni passati. Allo stesso modo di quando mettevo in ordine i miei “Topolino”, come le ciliegie, finito uno me ne andavo a rileggerne un altro. Sono tornati alla memoria luoghi, navigazioni, persone ma, soprattutto, gli stati d’animo e le atmosfere di quei periodi. Dal primo articolo pubblicato, il 30 luglio 2011, sono passati dieci anni.

Mica pochi.

Dieci anni in cui la nostra casa ci ha portato per millemila miglia dall’est della Turchia, al nord di Baltimora, al sud delle isole ABC. Dieci anni vissuti sempre guardando avanti con progetti nel cassetto sempre più numerosi di quelli che, pian piano, potevamo impilare tra quelli archiviati. Dieci anni in cui abbiamo imparato ogni giorno qualcosa di nuovo, accumulato esperienza, fatto errori e condiviso momenti felici con amici a bordo. Dieci anni, ma ogni volta che mettiamo la prua verso il mare aperto, diventano meno di uno.

E ancora non è finita.

Mi rendo conto che questo diario lo scrivo soprattutto per noi. Come qualcosa “di famiglia” , che rimanga, che lasci una traccia da poter ripercorrere all’indietro in modo che i ricordi e le memorie possano trovare la giusta collocazione e non sbiadire nel tempo. Un po come gli album delle foto di quando eravamo piccoli o quelli delle vacanze da adolescenti. I tempi cambiano ed è giusto approfittare della tecnologia a disposizione per poter lasciare il “diario di bordo” di parte della nostra vita in modo digitale (per ora).

Siamo a “terra” da ormai troppo tempo.

Questa pandemia sta facendo ancora tribolare non poco gli stati e staterelli delle piccole e grandi Antille. La passiva indifferenza verso la vaccinazione delle popolazioni locali e alcune gestioni spesso discutibili dei governi, sta ostacolando non poco il ritorno alla normalità. Tant’è che, fino a poco meno di un mese fa, non eravamo ancora sicuri di poter tornare a Guadalupa per le veleggiate di fine anno. Così abbiamo posticipato di un mese il nostro rientro a Curacao rimanendo alla finestra per vedere se era il caso di studiare rotte alternative. Sembra ora che non sia necessario e, se tutto non va a carte e quarantotto, riprenderemo il progetto interrotto nel gennaio 2020.

Qui, nel nostro rifugio che si affaccia su lago di Iseo, abbiamo trascorso una rilassante e tonificante estate lontani dal caos vacanziero. Lunghe passeggiate nei boschi per il bene delle nostre gambe che poco fanno a bordo. Senza contare le grandi abbuffate di prodotti per noi introvabili quando siamo in giro…

Oramai, però, insieme alle castagne e ai funghi è arrivato il freddo, che sarà freschino per voi abituati, ma per noi è fredderrimo! L’aria frizzante sa di legna messa a bruciare nel camino, il respiro si fa condensa e affascina guardare dalla finestra il paesaggio con il verde dei boschi che sta virando verso i caldi colori autunnali. E’ tempo di raccogliere le nostre cose, i ricambi del Jonathan e migrare verso il caldo lasciando umido e gelo alle spalle.

Torniamo a casa.

Ci manca sempre quando siamo lontani e sempre ci riempie di gioia quando ci torniamo. Per un mesetto, dormiremo e vivremo in cantiere sospesi a 5 metri circa dal suolo dove il Jonathan ci aspetta per i lavori di manutenzione. Ci si fa belli e, nel contempo, si eseguono i controlli e sostituzioni necessari per garantire sempre la sicurezza durante le navigazioni.

p.s. Chi vuole venire a fare due bordi ai Caraibi questo inverno, faccia un fischio!

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