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Viaggi con la mente

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Mi capita, in questo periodo, di trovarmi seduto in pozzetto a pensare, appena dopo il tramonto, proprio nel momento quando tutto si ammanta di quel colore arancione, via via sempre più scuro, surreale e spettacolare.

Siamo all’ancora in baia da un mesetto e la voglia di aprire le vele per cambiare, ancora una volta, la nostra prospettiva con la terra ferma e le persone che la frequentano, si fa strada in me. Mille considerazioni e mille stati d’animo si propongono come in un caleidoscopio in movimento.

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Rimango sempre stupito dalla velocità con cui questo accade, sembra passino minuti ed, invece, in meno di un secondo, si affollano talmente tanti dati che, se non sei veloce, si disperdono rapidi come son venuti. Come se queste immagini e pensieri abbiano quella dimensione in più che serve per contenere una moltitudine di impressioni, desideri, ricordi e fantasie così articolati e profondi impossibili da gestire nel breve attimio in cui ce ne rendiamo conto.

Il perché di questo desiderio di raggiungere un’altra realtà, seppur la presente sia il sogno di tanti, non mi è ancora del tutto chiaro. Qualche spiegazione plausibile la ho, ma non sono convinto che sia quella esatta.

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In fondo sono sempre stato un sognatore. Sui libri, guardando film, viaggiando con la fantasia fin da quando ero ragazzino nella Milano nebbiosa o afosa, poi negli anni della Milano da bere e ancora dopo, negli anni in cui ero un manager alla fine inglobato dal sistema e da una città che mi stava corrodendo dal di dentro.

La sensazione risultante dalla ridda di informazioni che si affollano in questi momenti è difficile da esprimere… panico, ansia, eccitazione e determinazione. Voglia, paura e.. boh.. fossi più bravo a scrivere , riuscirei senz’altro a spiegarlo meglio.

Dura poco, meno male, sarà il crepuscolo che a differenza di un alba, mi trasmette un “qualcosa che termina” invece di “cominciare” e la notte con le sue ombre che sfalsano i pensieri.

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La carta nautica del nord Atlantico ha riconquistato il suo posto insieme ai portolani e al computer che uso per le simulazioni. Il niño è finito e l’anno prossimo non rimarremo in zona: vogliamo provare a spingerci più a nord di quanto siamo stati due anni fa.

Si, torniamo in America. Abbiamo bellissimi ricordi di persone e luoghi risalenti al nostro primo viaggio e abbiamo tante cose lasciate incompiute per mancanza di tempo. Questa volta ci piacerebbe arrivare a navigare in quel tratto di mare tra Long Island e il Connecticut, chiamato Long Island Sound. Questa sarebbe una soddisfazione veramente grande per me, per noi, che siamo diventati naviganti relativamente da poco.

Ecco, è quel “poco” che mi fa sempre ansia se non lo abbino subito al “relativamente“…

Sempre la massima reverenza al mare e al vento, sempre attenti ad una scrupolosa manutenzione, sempre pronti ad imparare qualcosa non vergognandosi a chiedere, consapevoli che l’imprevisto può sempre essere dopo la prossima onda.

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Rifaremo l’Old Bahama Channel in aprile, bordeggiando tra Cuba e le Bahamas fino a prendere la Corrente del Golfo. A seconda delle condizioni meteo (e di cosa ci andrà di fare) ci fermeremo durante la salita, magari ancora a Charleston o prima, a Cape Canaveral e poi, ancora corrente verso NNE fino al momento di puntare a N, dopo Cape Hatteras e arrivare a Long Island. Lì andremo alla scoperta, cercando i posti più belli e significativi, facendo i conti con maree di due metri e correnti non trascurabili.

A proposito: ho, molto probabilmente, trovato un marina di riferimento nel Bronx dove “forse” entriamo (i fondali qui, sono ovunque bassini, bisogna far bene i conti per non lucidare il bulbo) e che è collegata a Manhattan con la metro (!). Magari qualcuno di voi viene a farsi due settimane: una a Manhattan e una sul Jonathan a scoprire questo mare così diverso, insieme a noi.

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Improbabile, ma possibile, che il viaggio possa continuare attraverso il Cape Cod Canal per arrivare poi fino a Boston,

ma questa sarà un’altra storia…alla prossima!

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