Stefano

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2010

E’ partito l’embolo, come dire.. il colpo di fulmine, la rivelazione, l’idea, la decisione.

Venimmo in Sardegna, io e la mia compagna di viaggio con l’idea di starci due mesi, anzi, io pensavo che dopo due settimane avrei dovuto trovare le parole per dirle che me ne tornavo in quel della mia amata periferia milanese..Bene, sono quasi due anni che siamo qui e la mia vita non è cambiata, nel senso: non è cambiata perché è stata completamente stravolta, dire che è cambiata sarebbe non solo riduttivo, ma assolutamente inappropriato.

Ma andiamo per ordine.

Sono di origini metropolitane, nato, cresciuto, vissuto tra la periferia di Milano e nei mesi estivi in un borgo ridente e statico appena fuori Belluno, nelle dolomiti, il mare lo vedevo una settimana all’anno come nelle tradizioni più consolidate delle famiglie che avevano e stavano vivendo il boom economico degli anni sessanta. Per cui, classico: la ‘seicento’, una settimana a Cesenatico e il resto delle vacanze scolastiche dai nonni in montagna. Un Cesenatico fatto di risciò, gelati, spiaggia con salvagente, pinne e maschera, castelli di sabbia e poco altro – pensione completa.

Ero piccolo, ma già fantasticavo e riuscii ad entrare nelle grazie di due ‘marinai’ che avevano una barcone col quale prendevano i turisti dalla spiaggia per portarli nell’avventuroso Adriatico nei pomeriggi assolati a vedere le piattaforme petrolifere e a mangiare cozze prese dai piloni delle stesse…(non aggiungo altro). Ero diventato il ‘mozzo’ del ‘Delfino’, così si chiamava il barcone, ed ogni pomeriggio alle tre precise ero presente all’imbarco nel porto di Cesenatico.

Poi tutto passò, basta Cesenatico, solo montagna e stelle alpine.

ste-fbDovranno passare anni, quando una sera, a casa di amici a Trieste, conosco due personaggi – marito e moglie – baby pensionati statali che vivono in barca (una vela di 10 m) e che stanno facendo con tutta la calma del mare il giro del mondo ‘seguendo il sole ed il vento’. Erano tornati e passavano da amici a far vedere le diapositive per racimolare persone che li accompagnassero nelle tratte del loro viaggio. Detto fatto. Venti giorni alle Bahamas, in barca tra le keys e atolli corallini… si..ma… arrivo alla sera e ad aspettarmi ci sono loro che mi caricano sul ‘canotto’ e mi trasferiscono alla loro barca alla fonda in mezzo alla baia: che figata! Salgo e si inizia con le istruzioni: occhio alla testa, acqua uguale a oro e energia elettrica come se non ci fosse. Bene bene, finalmente.. nessun problema. Mattina a fare cambusa e poi via: circa 50 miglia, il mio battesimo in barca a vela.

Già, cinquanta miglia… UNDICI ore di bolina controvento a battere la prua fino a notte, bagnati fradici ed io che continuavo a ripetermi: ‘ma chi diavolo (in realtà la parola era un’altra) me lo ha fatto fare??‘ Poi è stata tutta discesa, li ho raggiunti anche in Australia e li, Piero il comandante, se ne è uscito con una frase che si è insinuata nella mia corteccia cerebrale senza che me ne accorgessi.

Ero arrivato alla fine della mia permanenza, in porto pronto a sbarcare per prendere l’aereoplanino che mi avrebbe riportato nella civiltà, stavo riponendo le mie cose e chiedo a Piero: ‘ora che farete?’ Risposta:’ aspettiamo che torni il vento, tra un paio di settimane, intanto cuciamo le vele‘. Sono tornato in ufficio: due giorni ed ero già stressato come prima e come se nulla fosse successo, non me ne sono accorto per anni, ma quello che mi ha detto mi ha segnato.

Chiusa la mia parentesi con la barca. Gli anni passano tra tante vicissitudini belle e brutte fino a ritrovarmi, come dicevo, all’embolo che parte.

Passeggiavo sulla spiaggia ad ottobre, arrivati da pochi giorni in questa splendida isola che non è solo billionaire e porto rotondo (scritto minuscolo apposta), ma piena di bella gente e di storia antica, che io e la mia ‘compagna di viaggio, discorrendo di quanto è bello il mare e di quanti posti ci sarebbero da vedere ci parte simultaneamente l’idea: comperiamo una barca a vela, la facciamo diventare la nostra casa e vediamo il mondo per quanto possibile; abbiamo 50 anni ed è già quasi tardi.

Detto fatto.

Da ridere: lei, al contrario di me, aveva zero esperienza di barca…io in confronto ero un lupo di mare..AHAHAHHAH! Allora si comincia: planning, forecast, target..ma che cazzo dico? Prima cosa: patente nautica.. Il piacere di rimettere in moto il cervello, matite, penne e carta, squadrette e calcoli ma non contenti ancora.

DSC_0477_crLa patente nautica è come la cintura nera nelle arti marziali: l’inizio. Così via di libri libri e libri, dettagli, carte nautiche, squadrette, calcoli, insomma, tutto l’inverno da ottobre a marzo a studiare e studiare come nessuno di noi aveva mai fatto; impallinati e determinati.

Non ci è passata la voglia durante l’inverno (..inverno qui in Sardegna, parola grossa), giorni a studiare, a passeggiare nelle marine a guardare le barche, a sognare e a fantasticare ed in contemporanea la sfida altrettanto dura: trovare la barcasa da perfetti ‘gnoranti’.

Abbiamo navigato, anzi, Monica ha navigato tutto l’inverno nella rete alla ricerca della nostra barcasa e vien da ridere di come l’ignoranza di entrambi ci abbia portato a considerare i più disparati modelli di barche senza sapere cosa e come. Grazie all’aiuto di due forum e di alcuni amici qui in Sardegna, piano piano abbiamo affinato le ricerche e abbiamo ridotto ad un paio di modelli che potevano essere quello che cercavamo.

Ma non basta, devi vederle le barche, devi sentirle, devi ascoltarle; non è una casa od un appartamento, sembra strano – io non ci credevo – ma è così.

Vedemmo uno Swan semi abbandonato che chiedeva aiuto, barche che non stavano più nello ‘scafo’ perché volevano tornare a navigare. Una ricerca durata tanto ed alla fine il colpo di fulmine. L’abbiamo vista, controllata, provata ed abbiamo deciso: sarebbe stata lei: si chiama Jonathan Livingston, e ora è felice di essere con noi.

Lo sento, quando vado a prua, abbraccio il fiocco arrotolato mentre usciamo dal porto. Ci parliamo – non sono pazzo – si arrabbia quando non le dedichiamo le opportune attenzioni, si diverte quando a vele spiegate da il meglio di se, e con lei tutti i vari personaggi che vivono con lei: il tender, il motore fuoribordo, il grippiale… tutti devono godere delle nostre attenzioni sennò ci rimangono male, immagino cosa pensate, sembra il farneticare di una persona non proprio a posto, ma dovreste provare.