Il Marina che non c’è

Non può esistere, almeno qui in Italia dove tutti si assicurano che il proprio ormeggio sia dotato di tutti i comfort e dove si guarda la barca del vicino per vedere se è più bella o più pulita della propria.
Dove ‘non fa’ stendere i panni sulle draglie e di contro di notte il concerto delle drizze che sbattono sugli alberi più che una musica è un noioso richiamo al menefreghismo di chi se ne sta a casa propria a dormire. Il marina deve avere il wi-fi, il ‘bar’ e il ‘club di quelli che’, il gommone super lindo di chi ti aiuta all’ormeggio previo pagamento extra anche se non ha idea da dove tenere la prua della tua barca se non sei proprio bravo ad evitare che si abbatta quando il vento si alza a più di cinque nodi.

Invece esiste, almeno credo, perché ancora fatico a più di un anno, che questa realtà – praticamente a ridosso di una città come Cagliari – sia operativa e ingolfata di naviganti da tutto il mondo.

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Un accenno sui classici portolani senza neanche il canale VHF di contatto (13) e spalmata tra le numerose possibilità di ormeggio nel Golfo degli Angeli. Il ben più affidabile TAM-TAM dei naviganti di tutti i mari la annoverano tra le più papabili ed infatti qui non si trovano persone comuni.
Bohemien è dir poco: un misto di autoctoni veramente innamorati della propria ‘figlia’ che escono in mare a far due bordi appena possibile, che li vedi intenti a sistemare comenti, alberi e vele senza chiamare l’esperto a pagamento. Trovi barche di tutte le nazioni che arrivano veramente da lontano, piantine sui giardinetti (e dove se no?) barche in legno, ketch d’annata e barche in acciaio dove basta guardarle e senti senza nessun ausilio che ben altri mari hanno solcato.
I pontili non sono che uno slalom tra antenne satellitari fissate da chi ‘navigo, ma mi fermo per un pò’ biciclette, secchi del bucato, gente che lava le vele e che ripara la propria creatura, naviganti che portano a spasso il loro cane o che arrivano con la cambusa della giornata, cavi di alimentazione e pompe dell’acqua: nessuno tocca nulla.

Basta dare un occhio al gazebo: mix di culture, bancone dedicato allo scambio di libri, bombole del gas, lanterne e vecchie foto, previsioni meteo (quelle serie) ed annunci in tutte le lingue, spazio della posta e pacchi di chi ha eletto qui la propria residenza.

Una Marina viva, anche di inverno quando il maestrale batte violento, barche e barchette con persone ‘vive e vegete’ che ci vivono e che, alla sera, si ritrovano nel gazebo a fare la grigliata dove tutti portano qualcosa, dove si parla di vita e di dove si andrà a prescindere dai racconti di mare e da spacconate tipiche di chi vuole impressionare gli astanti.

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Il giovedì chi sa suonare uno strumento è ben accetto, ad ogni compleanno si festeggia e se hai bisogno di un consiglio qualcuno lo trovi di sicuro.

Alla Marina è associato un cantiere, si quei cantieri dove ti alano la barca per far carena o sistemare i danni del tempo e del mare, un cantiere sempre zeppo mentre i vicini super fighi sono vuoti, un cantiere dove trovi gli stessi naviganti che dormono sempre in barca anche se è a terra, dove li vedi alla mattina pronti con pennello e antivegetativa sotto le carene delle loro innamorate.
Il Jonathan si trova bene qui, è contento perchè può scambiare due chiacchiere con il vicino appena arrivato dalla Grecia, dall’isola di Man, o da ben più lontani posti e sperare in cuor suo di poter ricalcare le stesse rotte. Si trova bene perché il vicino sa come ormeggiare e come le trappe e le cime devono essere tesate per non dar noia, di come in parabordi devono essere posizionati.
Si parla inglese, francese (tedesco no, loro sono un pò più snob e qui non vengono), spagnolo e anche finlandese, si ascoltano i suggerimenti di tutti, si guardano le soluzioni adottate e non quanto sia più bella o più ‘piccola’ la barca di fianco, ci si confronta e si parla.

Abbiamo appena salutato Pedro ed il suo cane sul ketch di 17 metri che lo porterà il Algeria a trovare sua(?) moglie e le sue figlie; con una disarmante panoramica della sua barca ci illustra che NON HA: gps, cartografico, autopilota, radar… tutte cose che si rompono: un bel sestante, carte, matita, squadrette, VHF SSB e via… ci sentiamo un pò fuori luogo…
Chi riesce a tenere insieme tutto ciò? Chi riesce a sopravvivere in quest’era di consumismo dove se il Marina non ha l WI-FI, la navetta per il centro, il barman dietro il bancone è tagliata fuori?
Antonello.. un binocolo, un vhf, degli aiutanti, un gommone sgualcito e tanto amore per le barche. Lui è il deus ex machina di tutto l’ambaraban. Lui ti ala la barca con la gru in modo impeccabile, ti spiega e ti racconta di quando e di cosa, ti consiglia su come togliere e dare l’antivegetativa o su come sistemare il timone, ma non invade, solo consiglia.

Sembrerebbe naturale trovarlo in una isola del pacifico approdato dopo mille vicissitudini di mare e burrasche e invece è a pochi passi dalla centralissima via Roma qui a Cagliari dove, anche grazie a questa atmosfera, ci siamo fermati in attesa di prendere il largo, Speriamo presto.

In questi pontili ci sono anche barche ormeggiate da più di un lustro e che mai più molleranno gli ormeggi insieme alle persone che ci abitano, qualcuno ce la fa dopo un paio di anni altri oramai non penso abbiano chances a riguardo: fiocchi sbrindellati e rande inesistenti, case galleggianti che ospitano solo ricordi e persone che sono ricordi di loro stesse. Anche questo fa parte della magia di questo angolo che non c’è.

Ieri è arrivata una vela di francesi, ma sicuramente giramondo, lo si vede dalla attrezzatura. Ha preso il posto di un veliero appena partito che ha lasciato l’ormeggio per chissà dove mentre questa estate era un via vai di vele di passaggio in rotta verso il nord o verso il sud, tante hanno sostato dove il Jonathan stanzia normalmente e tante, dopo il nostro ritorno si sono ormeggiate di fianco, ma solo a dritta perché a sinistra c’è un motoscafo fermo immobile da tempo abitato da Paolo che saluto ogni mattina come quando incontravo il vicino di casa in ascensore..

3 thoughts on “Il Marina che non c’è


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    Quello che descrivi non è un maria in senso marginale, è prima di tutto un covo per chi vuole andar per mare secondo uno stile più rilassato e stabilendo contatti umani con chi condivide la stessa passione. Grazie della segnalazione!
    Non dico che non debbano esistere anche marina più consumistici, ma è proprio in questi ultimi che dovrebbero nascere le preoccupazioni più notevoli nel campo della sostenibilità offrendo insieme al wi-fi anche la raccolta delle acque nere e soluzioni energetiche di basso impatto.
    Buon vento,

    Ben


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    Probabilmente fuori dall’italia ce ne sono di simili 🙂
    BV!


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    Bella la marina del sole, che nostalgia. Se un giorno dovessi fermare definitivamente la barca (od una barca) per raggiunti limiti di età, non avrei dubbi: la marina di montis sarebbe la mia casa!

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