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Da Capo Malea a Scilla e Cariddi

Tra sveglie antelucane e miglia inanellate ogni giorno, pian pianello, il Jonathan col suo equipaggio arriva finalmente a dare il giusto tributo a Nestore, a casa sua, nella splendida baia di Navarino ancorati al porto di Pylos.
Passati indenni il capo Malea, non proprio un ragazzo raccomandabile e il suo degno cugino capo Matapan, l’emozione di rimettere le cime là, dove l’anno scorso la Grecia ci aveva accolti arrivando da Siracusa, è forte.

In attesa delle condizioni buone per attraversare, torniamo nella piazza con i platani centenari a sorseggiare il caffè, ci dedichiamo al riposo, sapendo che 330 miglia e lo Ionio ci attendono. 

 
Facciamo un rapido riassunto di questa traversata, veloce, abbastanza noiosa e guardiamo avanti. Se riusciamo ad arrivare a Catania in tempo volerò a Milano per assistere alla laurea di mia figlia e poi riprenderemo la via del ritorno attraverso lo stretto di Sicilia.

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Pochi giorni di attesa e si parte, mattina presto, albeggia, molliamo gli ormeggi dove eravamo incastrati tra un catamarano di 50 piedi ed una carretta del mare, due mondi all’opposto, ci giriamo e usciamo nella baia; si tende il paterazzo, il baby stay, lo strallo di trinchetta, sistematina alle volanti e via. La rotta che seguiremo è confermata dal software di routing che utilizziamo quando facciamo tante miglia in mare aperto, pochi bordi, dovremmo navigare con poco vento tra i 45° e i 60° di ‘apparente’.

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I effetti è stata un po’ noiosa, troppo motore per i nostri gusti, in compenso ci attendono Nunzio e Vito presidente e vicepresidente del circolo nautico Tamata di Catania che, col la rinomata ospitalità siciliana, ci accolgono a braccia aperte come tre anni fa quando portammo il Jonathan da Trieste a Cagliari.


Riesco anche a volare a Milano ad assistere alla laurea di Silvia, non me lo sarei perdonato se non ci fossi riuscito…peccato che dopo sei mesi, essere catapultato nella metropoli per due giorni mi abbia dato uno scompenso fisico/psichico notevole..sembravo un disadattato…mi sentivo tanto Forrest Gump.

Dopo questa parentesi tra aeroporti e metropolitane, ritorno a bordo e ci raggiunge Stefano da Palermo per fare con noi lo stretto.

Chiediamo ai locali che ci consigliano di passarlo o alla mattina presto o di notte, mai di giorno, men che meno di pomeriggio. L’idea di farlo notte ci mette un pochetto d’ansia, ma dai Giardini di Naxos dove facciamo tappa prima di intraprenderlo, telefonando alla capitaneria (gentilissimi e precisi) che ci danno l’ora migliore: essere in ‘zona’ verso le 6 di mattina.

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Si fa a motore, sia perché c’è quasi sempre un grecale che si incanala e sia perché, se dovessimo fare bordi, non arriveremmo mai all’appuntamento della corrente montante che ci aspetta.


Mano a mano che saliamo, le coste si stringono attorno a noi, non c’è quasi traffico di navigli che percorrono la nostra rotta, il radar è comunque indispensabile. Non abbiamo l’AIS (ma lo avremo presto) che sarebbe estremamente utile anche se il nostro radar con l’ARPA (Automatic Radar Plotting Aid, ovvero Radar ad elaborazione automatica dei dati del bersaglio) è di un aiuto notevolissimo.

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Arrivati in prossimità di Messina, ci teniamo verso il lato Siciliano che è il più sicuro e cominciano i traghettini e traghettoni a passarci davanti e dietro da destra a sinistra e viceversa. Bel casino, anche perché con tutte le luci, oramai vicinissime delle due coste, è praticamente impossibile distinguere le luci di navigazione dei suddetti… si gioca a vedere se qualcosa si muove rispetto allo sfondo e se ci sono delle ‘ombre’ che oscurano le luci della costa, il radar fa il massimo, ma i bersagli da tracciare sono tanti, vicini e il tempo di elaborazione non è a volte sufficiente.


Obbligatorio praticamente tenere un VHF sul canale 10 che è quello dedicato al traffico dello stretto.

Passiamo Messina, Villa San Giovanni ci scorre a dritta e il vento cala, la corrente sale. facciamo quasi 9 nodi sui 6,5 segnati al log. Noi, che è la prima volta con cui abbiamo a che fare con il fenomeno delle correnti, rimaniamo incantati.

Non si vede una cippa, luna andata, un po’ di foschia… scandagliando col binocolo vedo il pilone di Torre Faro, la torre in disuso della vecchia linea elettrica, completamente al buio che compare davanti alle lenti; sembrava vicinissimo (lontano non era), un po’ mi preoccupo e… improvvisamente il Jonathan scarta di 30°  a dritta.

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Mi guardano come se fossi stato io, Ambrogio era inserito, e che è stato? L’arcano si svela grazie a Max Terragni che, in seguito, ci chiede: “Avete avuto la prua che scartava mentre prende un gorgo”? Ach…dovevo telefonare anche ad Odisseo oltre che in capitaneria.

Sempre con un mare innaturalmente liscio e che fermenta sopra la corrente, usciamo dallo stretto in un aurea innaturale di foschia, calma piatta e il cielo che comincia a diventare meno nero, tre navi sono in attesa dei piloti per attraversare a loro volta e noi poggiamo a sinistra per Sant’Agata di Militello.

Il giorno dopo arriviamo dove siamo ora: Termini Imerese, dove Elena e Roberto ci accolgono e fanno gli onori di casa. Bel posto e porto molto riparato, ci fermeremo qualche giorno prima dell’ultima tratta: 230 miglia fino a Cagliari, dove, il nostro viaggio, per il momento, si interromperà.

NOTA: Il software di routing è un programma che calcola la rotta ideale a secondo dell’evolversi delle condizioni meteo (basandosi sui file grib) e delle polari della barca (in parole povere: tu gli dici con che andatura la tua barca va meglio ed è più veloce e lui ti calcola la rotta migliore tra angolo del vento/velocità ottenibile), viene usato principalmente in regata, ma a noi fa comodo avere una conferma in più. Poi decidiamo miglia facendo.

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