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La cavalcata delle Cicladi in Meltemi minore


In questi giorni di miglia su miglia mi ritrovo spesso a pensare e a guardarmi. Sono più a mio agio ora che c’è una meta. Quella che c’era l’anno scorso all’inverso: si torna e lo si fa navigando. Siamo inoltre più a nostro agio mentre navighiamo che ciondolanti tra una baia e l’altra: più è lontana la terra più il senso di sicurezza e la pace aumentano in modo esponenziale.

Guardo il mare che passa veloce sotto la chiglia e sbuffa sul mascone dove, a volte, i delfini vengono a giocare, ammiro i tramonti poco prima di andare in cuccetta e mi godo le albe, la luna e le stelle al mio risveglio. Mai una uguale, mai una meno emozionante. Le albe, poi, sono le nostre preferite perché sono “l’inizio” e non la fine. Mi soffermo ad osservare i paesini dal ponte del Jonathan ancorato distante in baia, i rumori arrivano sommessi, qualche scooter, le luci dei pochi bar sul lungomare dei porticcioli aperti oramai per i locali e i pochi turisti.

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Spingo lo sguardo sin dentro le finestre illuminate e cerco di immaginare le persone all’interno, le loro vite, le loro gioie e i loro affanni. Facevo lo stesso col naso appiccicato al finestrino del treno quando arrivavo a Milano Centrale e il terrapieno della ferrovia costeggiava i quartieri della periferia.

Penso al mio passato, dove ero e dove sono: Monica, mare, vento si contrappongono alla città dove è facile perdersi tra stereotipi, finte necessità e dove la vita, troppo spesso, passa accanto senza salutare.
Oggi ci salutiamo ogni giorno.

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Settembre, ora di mettere la prua a ovest per riportare a casa il Jonathan ed il suo equipaggio. Ci apprestiamo ad attraversare l’Egeo sfruttando la fortunata situazione meteo che permane in questa zona. Saliti fino a Leros, ci aspettano circa 250 miglia per arrivare a dar fondo sulla costa orientale del Peloponneso.

Levitha, Amorgos, Ios, Milos e poi le settanta miglia fino alla Gibilterra dell’Egeo: Momenvasia.

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Non sono poi tante, ma tante sono le isole che si frappongono e non siamo neanche a metà del viaggio. Spiace non potersi fermare in posti così particolari e così difficili da raggiungere durante i mesi canonici delle vacanze; battuti e bastonati dal Meltemi d’estate e assediati dalle burrasche da sud in inverno, ma dobbiamo tornare, persone ci aspettano e noi aspettiamo di vederle, una cagnona ci attende e ci metterà parecchio a perdonarci anche se lo farà….forse..

Vela, motore, vela e motore, tra brezze da nord e qualche da sud ci sfilano le Cicladi. I ritmi sono presi: briefing meteo, rotta, posto di ancoraggio… si salpa col buio e con la luna che in questi giorni è sempre più grande, si vede Orione alle 5 del mattino, il sole sorge tardi oramai. Orione mi rammenta quando da ragazzino appassionato di astronomia, sul balcone di casa nelle sere invernali tra le luci e lo smog di Milano, col binocolo di mio Pà, l’unica costellazione che si vedeva era proprio lei.

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Arrivate o no?

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